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Il BIM nel 2025: il futuro dell’industria dei laterizi alla luce delle nuove normative

Laterizi e BIM: Innovazione e Sostenibilità per l’Edilizia del Futuro

Il BIM nel 2025: Il futuro dell’industria dei laterizi alla luce delle nuove normative

Il 2025 come punto di non ritorno: il BIM diventa struttura, non supporto

Il 2025 non rappresenta semplicemente una nuova scadenza normativa. Segna un cambio di assetto. Con l’obbligatorietà del BIM per le opere pubbliche sopra una certa soglia economica, il settore delle costruzioni entra definitivamente in una fase in cui il progetto non è più una somma di elaborati, ma un sistema informativo continuo. Questo ha conseguenze profonde, soprattutto per i materiali. Non basta più che funzionino in opera: devono essere leggibili, simulabili, verificabili prima. In questo scenario, i laterizi non perdono centralità, anzi. La recuperano, ma su un piano diverso, più consapevole, più tecnico.

Il laterizio nel modello: da oggetto statico a componente informativo

Nel BIM il materiale smette di essere una voce di capitolato. Diventa un nodo informativo. Geometria, prestazioni, comportamento nel tempo, interazione con gli altri elementi. Tutto entra nel modello. I laterizi, storicamente legati a una forte concretezza costruttiva, si sono dimostrati sorprendentemente adatti a questa trasformazione. Quando vengono modellati correttamente, non sono più “muri”, ma sistemi che partecipano al bilancio energetico, acustico e strutturale dell’edificio. È qui che l’integrazione diventa reale, non dichiarata.

Simulare prima per costruire meglio

Uno degli effetti più rilevanti del BIM è la possibilità di anticipare i problemi. Analisi termiche, verifiche acustiche, valutazioni prestazionali non avvengono più a posteriori, ma mentre il progetto prende forma. Questo cambia il modo di scegliere i materiali. I laterizi, quando inseriti in un modello informativo coerente, mostrano subito come reagiscono alle condizioni climatiche, come incidono sull’inerzia dell’involucro, come dialogano con gli impianti. La progettazione diventa meno reattiva e più preventiva. Ed è qui che si riducono davvero gli errori, non solo i costi.

L’industria dei laterizi davanti alla svolta digitale

Negli ultimi anni il settore dei laterizi ha dovuto affrontare una trasformazione silenziosa ma profonda. Non più solo ricerca sul prodotto, ma anche sul modo di rappresentarlo. Librerie BIM, modelli parametrici, dati prestazionali strutturati. Nel 2025 questo lavoro diventa imprescindibile. Un materiale che non è integrabile nel flusso BIM rischia di diventare marginale, indipendentemente dalla sua qualità intrinseca. I produttori che hanno compreso questo passaggio hanno iniziato a parlare il linguaggio del progetto digitale, rendendo il laterizio compatibile con i nuovi processi decisionali.

Efficienza energetica come risultato del processo, non del singolo dato

Uno dei vantaggi più concreti del BIM applicato ai laterizi riguarda l’energia. Non tanto per la possibilità di leggere la trasmittanza, quanto per la capacità di valutare l’involucro nel suo insieme. Il comportamento termico dei laterizi viene analizzato in relazione alla massa, allo sfasamento, all’interazione con gli altri strati. Questo consente di ottimizzare le soluzioni senza sovraccaricare l’edificio di sistemi correttivi. L’efficienza nasce dalla coerenza, non dall’accumulo di prestazioni isolate.

Precisione, quantità, riduzione degli sprechi

Il BIM introduce una precisione che cambia il cantiere prima ancora che inizi. Le quantità vengono calcolate dal modello, non stimate. Questo vale anche per i laterizi. Meno errori di approvvigionamento, meno eccedenze, meno scarti. In un’ottica di sostenibilità reale, la riduzione degli sprechi è tanto importante quanto la prestazione del materiale. Il laterizio, prodotto con materie prime naturali, si inserisce bene in questo approccio, soprattutto quando il suo utilizzo è governato da un modello che riduce l’improvvisazione.

Le difficoltà della transizione: un problema di metodo, non di tecnologia

L’obbligatorietà del BIM mette in evidenza un tema spesso sottovalutato: la maturità organizzativa delle imprese. La difficoltà non è il software, ma il cambio di mentalità. Passare da processi frammentati a un flusso collaborativo richiede tempo, formazione, investimento. Molte realtà più piccole faticano, ed è comprensibile. Ma il 2025 non lascia alternative. Chi non entra nel processo rischia di restare fuori dal mercato pubblico e, progressivamente, anche da quello privato più strutturato.

Una filiera che impara a lavorare insieme

Uno degli effetti più interessanti del BIM è la ridefinizione dei ruoli. Produttori, progettisti, imprese e sviluppatori software sono costretti a dialogare. I materiali entrano nel progetto molto prima, con dati strutturati e verificabili. Questo favorisce una progettazione più consapevole e riduce le incomprensioni in fase esecutiva. Nel caso dei laterizi, la disponibilità di informazioni affidabili su resistenza, comportamento termoacustico e durabilità consente scelte più mirate, meno conservative, più efficienti.

Oltre il 2025: il BIM come linguaggio comune

Guardando oltre la scadenza normativa, è chiaro che il BIM non resterà uno strumento “per gli appalti pubblici”. Diventerà il linguaggio condiviso dell’edilizia. Per i produttori di laterizi questo significa continuare a investire non solo nel prodotto, ma nella sua rappresentazione digitale e nella capacità di dialogare con il progetto. Chi saprà farlo non perderà identità, ma la rafforzerà.

Tradizione che regge l’innovazione

Il dato forse più interessante è che, in questo passaggio epocale, i laterizi non vengono superati. Vengono reinterpretati. Il BIM non cancella la materia, la rende più leggibile. E quando un materiale riesce a mantenere valore sia nel cantiere sia nel modello, significa che ha ancora molto da dire. Nel 2025 e oltre.


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