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Murature portanti e tamponamenti: le due anime del sistema TRIS

Murature portanti e tamponamenti: le due anime del sistema TRIS

Murature portanti e tamponamenti: le due anime del sistema TRIS

Struttura e involucro: due funzioni, un’unica logica nel sistema TRIS

Nel lessico di cantiere “portante” e “tamponamento” sembrano parole nette, quasi opposte. In realtà, nella qualità finale di un edificio lavorano insieme più di quanto si pensi, perché la struttura regge, certo, ma l’involucro decide gran parte dei consumi, del comfort e anche di molti problemi che emergono dopo la consegna. Il sistema TRIS nasce esattamente in questo spazio di confine: mettere ordine tra ruoli diversi, senza separarli in compartimenti stagni. I LATERIZI POROTON, in questo scenario, permettono di gestire entrambe le anime con un linguaggio costruttivo coerente, fatto di massa, geometrie interne studiate, controllo igrometrico e una gamma che consente di passare dalla parete strutturale al tamponamento performante senza cambiare “famiglia” di materiale, quindi senza introdurre incompatibilità pratiche o dettagli correttivi.

Dentro TRIS l’idea non è “aggiungere strati” a posteriori per inseguire la prestazione, ma predisporre la prestazione nel corpo stesso della muratura. Le murature portanti vengono pensate come elementi resistenti che, allo stesso tempo, partecipano all’equilibrio termoigrometrico dell’edificio; i tamponamenti, invece, smettono di essere una semplice chiusura e diventano un pezzo tecnico dell’involucro, con continuità di isolamento e maggiore prevedibilità esecutiva. È un cambio di prospettiva che piace anche alle imprese, perché riduce quelle fasi che creano accumulo tra squadre diverse: meno sovrapposizioni, meno lavorazioni “di rincorsa”, più controllo sul risultato.

Murature portanti in LATERIZI POROTON: resistenza, regolarità, risposta strutturale

Nel sistema TRIS la muratura portante non è trattata come un elemento isolato dal resto, ma come l’ossatura che deve funzionare bene sia sotto carico sia nel tempo. Le pareti portanti in LATERIZI POROTON sfruttano una combinazione concreta di fattori: massa, disposizione dei setti interni e possibilità di armatura integrata. La massa non è un concetto teorico: incide sulla stabilità, sulla capacità di smorzare vibrazioni, sulla risposta alle azioni orizzontali. La geometria interna, poi, non serve soltanto a “fare isolamento”, ma contribuisce a distribuire gli sforzi in modo più uniforme, riducendo concentrazioni locali che, a lungo andare, possono diventare un nodo che riduce la capacità complessiva della parete.

La possibilità di armatura verticale e orizzontale, dove prevista dal progetto, consente di costruire un comportamento più governabile in zona sismica, perché la muratura viene accompagnata a lavorare in modo duttile e più continuo. E qui c’è un aspetto spesso trascurato: una parete portante ben progettata riduce la dipendenza da soluzioni miste complicate, con effetti anche organizzativi. Nei fabbricati multipiano, ad esempio, impostare una gerarchia chiara tra setti portanti e partizioni consente di semplificare getti, casserature e movimenti di materiali. Non è solo tecnica strutturale, è anche logistica, quindi tempi.

Sul piano del comfort, poi, la muratura portante in LATERIZI POROTON porta con sé un vantaggio “silenzioso”: la massa termica aiuta a stabilizzare l’andamento interno delle temperature, rendendo più regolare il funzionamento degli impianti e più difficile che l’edificio diventi l’anello debole del sistema nelle stagioni di transizione, quando fuori cambia tutto nel giro di poche ore.

Tamponamenti TRIS con LATERIZI POROTON: continuità termica e cantiere più lineare

Se la muratura portante è l’ossatura, il tamponamento è il punto in cui si decide l’efficienza dell’involucro. TRIS applicato ai tamponamenti lavora su una scelta molto pratica: portare l’isolamento dentro il blocco, in modo protetto, e costruire una parete che arrivi in opera già “risolta” nella sua stratigrafia principale. Nei blocchi multistrato in LATERIZI POROTON l’isolante è inserito tra due parti laterizie, e questo cambia parecchio la gestione del dettaglio. L’isolamento non è più una lavorazione esterna che dipende da supporti, collanti, tassellature, rasature e finiture sensibili agli errori; diventa un componente interno, meno esposto e più stabile nel tempo.

Questa impostazione riduce le discontinuità e rende più semplice mantenere una trasmittanza molto bassa, coerente con gli obiettivi degli edifici a energia quasi zero. Ma il dato numerico, da solo, non racconta tutto. Conta anche il comportamento estivo: lo sfasamento dell’onda termica, se ben governato, incide sul comfort serale e notturno, soprattutto negli edifici residenziali dove la sensazione di calore “che entra tardi” fa la differenza tra stanze vivibili e stanze che restano cariche fino a mezzanotte. La massa laterizia, in questa configurazione, protegge anche l’isolante e contribuisce alla robustezza complessiva della parete, con una resistenza agli urti e una qualità acustica che spesso, nei sistemi alleggeriti, richiede correzioni.

In cantiere si nota un’altra cosa: diminuiscono i passaggi che frenano l’intero flusso tra chi chiude l’involucro e chi deve partire con serramenti, impianti e finiture. Una parete più “determinata” riduce le variabili. E in edilizia, meno variabili significa meno contenziosi e meno riprese.

Nodi costruttivi e ponti termici: dove si gioca davvero la prestazione

Un involucro può avere ottimi materiali e comunque perdere efficienza nei punti sbagliati. Il tema dei ponti termici, in pratica, è il tema delle interruzioni: solai, pilastri, spallette dei serramenti, attacchi a terra, contatti con balconi e aggetti. Sono lì le dispersioni più fastidiose, e sono lì che spesso nasce la condensa superficiale, con tutte le conseguenze del caso. Nel sistema TRIS, l’idea di continuità dell’isolamento dentro il blocco aiuta a ridurre il problema alla radice, perché si lavora su una stratigrafia più omogenea e meno dipendente da “pezze” locali.

Questo non elimina la necessità di progettare bene i dettagli, ma li rende più gestibili. Il progettista può contare su un comportamento più prevedibile e su una parete che, nei modelli energetici e nei calcoli di verifica igrometrica, restituisce risultati meno sensibili a micro-variazioni esecutive. In più, una stratigrafia chiara è più facile da rappresentare e controllare in ambiente BIM: interferenze, spessori, quote, verifiche di posa dei serramenti diventano più leggibili e si riduce il rischio che un dettaglio diventi il fattore limitante dell’intero involucro.

Sulla qualità dell’aria interna, poi, la continuità costruttiva incide indirettamente. Meno discontinuità significa meno zone fredde, meno condensa, meno micro-ambiti favorevoli alla muffa. Non è un discorso “da brochure”, è una delle differenze più concrete tra un involucro che funziona e uno che, dopo due inverni, richiede interventi correttivi.

Comportamento in zona sismica: rigidezza, dissipazione, affidabilità

In zona sismica non basta dire “resistente”: conta come il sistema reagisce alle azioni dinamiche, come distribuisce gli sforzi e quanto riesce a evitare risposte fragili. Le murature portanti in LATERIZI POROTON, quando progettate con criteri corretti e con l’eventuale armatura prevista, possono offrire un comportamento affidabile a compressione e a taglio, con una risposta più regolare grazie alla geometria del blocco e alla continuità della parete. La massa, qui, ha un doppio volto: aumenta le sollecitazioni inerziali, è vero, ma contribuisce anche a stabilizzare e a dissipare, soprattutto se l’organismo strutturale è impostato in modo coerente e senza irregolarità inutili.

TRIS viene spesso percepito come soluzione “da involucro”, ma nella pratica può contribuire anche alla rigidezza globale dell’edificio, perché un tamponamento ben concepito riduce deformazioni e migliora la qualità della risposta dell’involucro sotto azione sismica. Ovviamente non si tratta di confondere ruoli tra struttura e tamponamento, però è chiaro che un involucro fragile o disomogeneo diventa un passaggio che frena l’intero flusso della sicurezza: si spaccano i nodi, si danneggiano le finiture, aumentano i ripristini. Un involucro più robusto, invece, limita danni e riprese, e questo ha un valore enorme anche sul piano economico.


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