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Blocchi Poroton a Confronto: Confronto tra Diverse Tipologie e Prestazioni Specifiche

Tipologie di blocchi Poroton: caratteristiche e applicazioni ideali

tipologie di blocchi Poroton

Blocchi Poroton a confronto: leggere le differenze senza fermarsi alle schede tecniche

Quando si mettono a confronto i diversi blocchi Poroton, l’errore più comune è pensare che la distinzione sia solo una questione di numeri o di percentuali di foratura. In realtà, dietro ogni tipologia c’è una logica precisa, legata a come quel blocco deve lavorare una volta messo in opera. La struttura interna porosa è il tratto comune, ma il modo in cui è organizzata cambia radicalmente il comportamento del materiale. Ed è lì che vale la pena soffermarsi. Alcuni blocchi sono pensati per portare carichi, altri per chiudere e isolare, altri ancora per velocizzare la posa e ridurre gli errori in cantiere. Non esiste il “migliore” in assoluto, esiste quello più coerente con il progetto.

I blocchi semipieni, come quelli con densità più elevata, sono un esempio chiaro di questa logica. La percentuale di foratura è contenuta, la massa è maggiore, la risposta meccanica è più robusta. Sono elementi che si prestano bene alle murature portanti, soprattutto dove le sollecitazioni non sono trascurabili e la continuità strutturale diventa centrale. Allo stesso tempo, la porizzazione interna consente comunque di mantenere buone prestazioni termiche, evitando che la resistenza meccanica diventi un fattore limitante sul piano energetico.

All’estremo opposto ci sono i blocchi più leggeri, con una foratura più spinta. Qui il ragionamento cambia. Il peso ridotto semplifica la gestione in cantiere, alleggerisce le strutture e rende questi elementi particolarmente adatti ai tamponamenti e ai divisori interni. La minore massa viene compensata da una maggiore capacità isolante, sia sul piano termico sia su quello acustico. In questi casi non si cerca la portanza, ma la capacità di migliorare il comfort senza introdurre carichi inutili. È una scelta che ha senso soprattutto negli edifici intelaiati, dove la muratura deve “seguire” la struttura senza interferire.

Poi ci sono i blocchi rettificati, che introducono un altro tema ancora: la precisione. Superfici piane, tolleranze ridotte, giunti sottili. Qui il vantaggio non è solo prestazionale, ma anche operativo. Ridurre lo spessore della malta significa limitare le discontinuità, contenere i ponti termici e rendere più prevedibile il comportamento della parete. In pratica, si elimina una fase che spesso diventa il punto critico che rallenta il processo costruttivo e ne abbassa la qualità complessiva.

Prestazioni termiche e acustiche: come la geometria interna fa la differenza

Quando si parla di isolamento, i LATERIZI POROTON giocano una partita che non è fatta solo di valori dichiarati. La struttura porosa interna intrappola aria, e l’aria, se correttamente distribuita, è uno dei migliori isolanti naturali. Questo si traduce in trasmittanze contenute e in una maggiore stabilità delle temperature interne, sia nei mesi freddi sia in quelli caldi. Ma più che il singolo valore di U, conta la continuità della prestazione lungo tutta la parete. Una muratura ben progettata, senza disomogeneità, lavora in modo costante e riduce il fabbisogno energetico dell’edificio nel suo insieme.

Sul fronte acustico il discorso è simile, ma con qualche sfumatura in più. Qui entrano in gioco sia la massa sia la capacità del materiale di dissipare l’energia sonora. I blocchi più densi offrono un buon abbattimento dei rumori aerei, mentre quelli più porosi aiutano a smorzare le vibrazioni. Il risultato migliore si ottiene quando la scelta del blocco è coerente con la funzione della parete. Nei divisori tra unità abitative, per esempio, una muratura troppo leggera rischia di diventare l’anello debole del sistema acustico, mentre un blocco adeguatamente dimensionato, con giunti curati, garantisce ambienti più silenziosi e vivibili.

In contesti come condomini, uffici o scuole, queste differenze si percepiscono subito. Non sono dettagli teorici, ma condizioni che incidono direttamente sulla qualità della vita degli occupanti.

Resistenza al fuoco e sicurezza: una prestazione che non dipende da aggiunte

Un altro elemento che spesso entra nel confronto tra le diverse tipologie di blocchi Poroton è il comportamento al fuoco. Qui il laterizio parte avvantaggiato. L’argilla cotta è incombustibile, non alimenta l’incendio e non produce fumi tossici. Questo vale per tutte le tipologie, ma la massa e la geometria interna influenzano la durata della resistenza. Blocchi più spessi e più densi garantiscono tempi di tenuta maggiori, mantenendo integrità strutturale, isolamento e tenuta ai fumi anche in condizioni estreme.

Il punto interessante è che queste prestazioni sono intrinseche. Non dipendono da rivestimenti applicati o da trattamenti superficiali che, nel tempo, possono degradarsi. La muratura in laterizio continua a fare il suo lavoro anche dopo anni, senza introdurre una fase che determina la produttività complessiva in termini di manutenzione o controlli periodici. Questo aspetto è particolarmente rilevante negli edifici pubblici o in quelli con affollamento elevato, dove la sicurezza antincendio non può essere affidata a soluzioni “accessorie”.

In definitiva, confrontare i blocchi Poroton significa andare oltre le categorie rigide. Ogni tipologia risponde a un equilibrio diverso tra resistenza, isolamento, peso e facilità di posa. Capire queste differenze consente di scegliere in modo più consapevole, evitando sovradimensionamenti inutili o, al contrario, soluzioni che rischiano di diventare il fattore limitante dell’intero progetto. Quando il blocco è quello giusto, la muratura lavora meglio. E l’edificio, semplicemente, funziona.

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