Blocchi forati in laterizio: cosa sono, classificazione e utilizzi
I blocchi forati in laterizio sono tra i materiali più rappresentativi dell’edilizia italiana. Sono elementi in argilla cotta con fori che li rendono più leggeri del mattone pieno, ma comunque resistenti e isolanti. In questo articolo vediamo cosa sono, come si classificano, dove si usano e come sono cambiati nel tempo.
Cosa sono i blocchi forati in laterizio
Sono blocchi in laterizio attraversati da fori, in numero e forma variabili. I fori riducono il peso, rendono il blocco più facile da trasportare e posare e migliorano l’isolamento termico.
La produzione segue le stesse fasi dei mattoni pieni: preparazione dell’argilla, formatura, essiccazione e cottura. Cambia la formatura, che avviene per estrusione attraverso una filiera con la forma dei fori desiderata.
La classificazione in base alla foratura
Le NTC 2018 classificano gli elementi in base alla percentuale di foratura. È il rapporto tra l’area dei fori e l’area lorda della faccia:
- pieni: foratura fino al 15%;
- semipieni: foratura tra il 15% e il 45%;
- forati: foratura tra il 45% e il 55%.
Gli elementi con foratura superiore al 55% non sono considerati strutturali. Si usano per tamponamenti e tramezzi. Le regole per la muratura portante sono spiegate nell’articolo sulla muratura secondo le NTC 2018.
Dove si usano i blocchi forati in laterizio
- murature portanti: con blocchi semipieni a fori verticali, anche in zona sismica;
- tamponamenti: per chiudere i telai in cemento armato, in monostrato o doppia parete;
- tramezzi: con forati a fori orizzontali di piccolo spessore;
- solai e coperture: con pignatte, tavelle e tavelloni.
In zona sismica gli elementi portanti devono rispettare limiti di foratura più severi. Nelle zone a bassa sismicità le NTC consentono anche elementi più forati, entro limiti precisi.
I vantaggi dei forati in laterizio
- peso ridotto, che semplifica trasporto e posa;
- buon isolamento termico grazie all’aria contenuta nei fori;
- superficie ruvida che favorisce l’aderenza dell’intonaco;
- possibilità di tagliarli per adattarli a misura;
- incombustibilità e durata nel tempo.
Le caratteristiche dei singoli formati sono raccolte nell’articolo sui mattoni forati.
La storia dei mattoni forati
Il mattone forato si diffonde in Italia tra gli anni ’30 e ’40 del Novecento, con l’industrializzazione delle fornaci. Le prime trafile permettevano di produrre in serie elementi più leggeri ed economici del mattone pieno.
Nel dopoguerra, tra gli anni ’50 e ’60, il forato diventa il materiale della ricostruzione. Si usa soprattutto in doppia parete, spesso senza isolante nell’intercapedine. Molti edifici di quegli anni hanno oggi pareti poco isolate.
Dai forati ai blocchi di nuova generazione
Oggi i blocchi forati si sono evoluti. I blocchi porizzati hanno un impasto alleggerito che migliora l’isolamento. I blocchi con isolante integrato, come il sistema Tris, uniscono laterizio e pannello isolante in un unico elemento.
Per le zone sismiche esistono blocchi pensati per la muratura armata, con fori che accolgono le barre d’acciaio. Le soluzioni porizzate sono descritte nella pagina sul laterizio porizzato Poroton.